LINDA SALERNO: I SEDUCENTI GIOCHI DELLA FOTOGRAFIA

Klaus Honnef

Un segreto dell’arte consiste nell’arte di sedurre. Tutto il resto si trova. Una volta atti- rata l’attenzione, si tratta solo di acchiappare lo sguardo. Riuscito ciò, resta da vedere se la seduzione dura più a lungo dell’attimo fuggente della prima attrazione. Più è lunga ed intensa la seduzione, più è probabile che l’oggetto della seduzione abbia superato la soglia verso l’arte, indipendentemente dal mutevole concetto di ciò che i tempi e la società intendono per arte. In questo l’arte si distingue dalla non-arte, dalla pubblicità e dallo spettacolo: dal fatto che la seduzione si riveli persistente e trovi nella contem- plazione il suo appagamento.

Chi vede per la prima volta i quadri della serie di lavori “Black Mirror” di Linda Salerno, finora non esposta pubblicamente, si sente attratto in modo irresisti- bile senza essere subito in grado di motivarne il perché. Esercitano una forza istintiva, e questa forza suscita il desiderio di voler penetrare la superficie delle immagini, di volersi immergere nel mondo che all’apparenza si schiude dietro e dentro di loro.

Come tutti gli artisti interessanti, Linda Salerno è una seduttrice. Natu- ralmente è un’artista donna. Ma – per parafrasare un’affermazione spesso citata del pittore Ad Reinhardt – l’arte è arte, non importa di quale sesso è il suo autore, e tutto il resto è tutto il resto. D’altra parte già a prima vista i quadri dell’artista dimostrano in modo convincente che l’arte – secondo una frase di Joseph Kosuth meno spesso citata – si definisce come arte non esclusivamente per una specie di procedura di auto- fecondazione. È vero che le opere d’arte a seconda del contesto culturale sono a volte più ed a volte meno orientate su se stesse e che obbediscono ad una logica che attinge i propri elementi costruttivi da se stessa. Ma le opere d’arte hanno anche un effetto verso l’esterno. Non solo incidono su altre immagini ma anche sull’immagine che le persone si fanno del proprio mondo.

Forse l’arte è davvero una variante della magia. Anche se una tale concezio- ne contraddice le moderne versioni della sua stessa teoria. Perlomeno nel senso in cui il grande etnologo Marcel Mauss ha inteso il fenomeno della magia come “concetto di pura efficacia che è sostanza materiale e localizzabile ma allo stesso tempo spirituale, che ha effetto a distanza e tuttavia tramite collegamento diretto o contatto, mobile e capace di mettere in moto senza muoversi, impersonale e vestita di forme personali, divisibile e continuativa.” 1

Pura realtà materiale, localizzabile ed allo stesso tempo spirituale, che si tiene a distanza ed ugualmente coinvolge: questa è la descrizione più precisa del mondo realizzato da Linda Salerno nei suoi quadri. Nell’atto della percezione continuativa si
sciolgono le apparenti contraddizioni. Ciò che suona complicato è innanzitutto una faccenda complessa.

Le sfide cominciano con la tecnica del quadro. La sua base sembra essere di origine fotografica. Però non sono immagini fotografiche. Il mezzo tecnico fornisce soltanto un contributo relativamente modesto. La parte della pittura è più consisten- te, realmente e concettualmente. Nei quadri confluiscono dipinti incompiuti, talvolta anche disegni, presi per esempio da libri di scienze naturali e dalla rivista di moda “Le moniteur de la mode”, pubblicata nel 19° secolo. Ma i quadri non sono dipinti e ne- anche fotografie. Da non dimenticare in questo contesto l’elemento performativo dei quadri sotto forma di danza, l’elemento del movimento. Cose trovate e cose proprie si uniscono. Appaiono delle stoffe, un vestito, un fazzoletto, una gonna. In fin dei conti i quadri scaturiscono – in senso tecnico – dai seguenti mezzi: proiezione luminosa ed i più avanzati processi di stampa.

Il termine più appropriato per denominare la tecnica dei quadri sarebbe quindi mixed media. Prevalgono il principio artistico del montaggio ed il metodo della stratificazione nella profondità della superficie del quadro. Strati trasparenti e strati parzialmente opachi si fondono. La caratteristica del manufatto contrasta l’illusorio. Ma i termini riguardano unicamente la loro sostanza materiale. Non sono particolar- mente illuminanti.

Perlomeno non nel senso che la conoscenza dettagliata delle singole fasi del processo tecnico possa offrire un accesso plausibile verso i quadri di Linda Salerno. Perché l’artista non si cura nemmeno degli aspetti significativi delle varie tecniche. Tutto al contrario. Piuttosto combina le più diverse tecniche ed i più vari metodi fino al punto in cui la loro rispettiva identità tecnica addirittura si estingue. Le strie della pittura appaiono come gocce di pioggia fotografate, le foglie ed i fiori fotografati come impressioni dipinte, le illustrazioni disegnate degli animali come misteriosi messaggeri dei film horror; primo piano e sfondo scambiano continuamente il loro posto mi- nando il carattere inequivocabile delle immagini fotografiche convenzionali. Lo spazio pulsa. Appena si riesce a fissare qualcosa con lo sguardo, ridiventa sfocato; un approc- cio tramite la tecnica ostacola l’accesso piuttosto che facilitarlo.

L’unica cosa che porta avanti è la percezione visiva. La premessa però è una percezione che in senso ottico si è preservata la sensibilità per le qualità tattili; il senso per le diverse strutture di pelle, stoffe, capelli, di legno, foglie, fiori, sassi, polvere, di ali di farfalle, squame di pesci; un senso che tuttavia si risolve nel processo della visione. Una percezione – per di più – che si affida completamente all’avventura dell’osservazione e che nella stessa si sforza costantemente di liberarsi dalle abitudini involontarie della visione. Per questo, da parte dell’osservatore ci vuole la disponibilità al rischio nonché alla resistenza interiore di fronte alla continua tentazione di costrin- gere l’esperienza visiva nei limiti della comprensione razionale. Come già detto: Linda Salerno seduce. I suoi quadri rinunciano a provocazione e choc; ciò nonostante sono
sovversivi: non si prestano né ai clichés dell’arte contemporanea né a quelli dei mondi visivi popolari.

Nella misura in cui lo sguardo scivola dentro all’universo visivo di Linda Salerno, esso si perde quasi impercettibilmente dopo il primo impulso della tentazio- ne. Lo sguardo vaga andando tastoni come un subacqueo da una apparizione all’altra. È come entrare in un regno incantato, stranamente sconosciuto eppure familiare. E la cosa più significativa di questo universo è la sua capacità di trasformazione quasi pro- teiforme. Già durante l’osservazione sembra trasformarsi quello che si vede. La gonna svolazzante di un vestito diventa all’improvviso l’ala spiegata di una farfalla, oppure una figura che si allontana sparisce in una sfera di luce, colori e macchie. A volte il colore si cristallizza come tale soltanto nel corso dell’osservazione.

È come guardare dentro a un fiume trasparente di cui gli occhi non posso- no cogliere o localizzare il fondo; e nemmeno le cose che si muovono fra la superficie che scorre ed il letto del fiume. La sostanza materiale dei quadri diventa trasparente, si apre alla dimensione del tempo. Eppure i quadri in realtà sono statici, ben disposti entro i limiti di una cornice. Ma proprio la cornice sottolinea ed intensifica la simu- lazione del movimento formando la linea lungo la quale nella fantasia degli osservatori si avvolge e si svolge per così dire la dinamica. Per questo il formato dei quadri è un fattore determinante per il loro effetto suggestivo; in genere la loro dimensione è di 30 per 40 inches, equivalente all’incirca a 76 per 101 centimetri. Non è un caso se si tratta – con una sola eccezione – di formati orizzontali. Se rimangono al di sotto di questa misura, diminuisce il fascino che deriva dall’impossibilità di dominarli con lo sguardo. All’improvviso lo sguardo scopre delle strutture che danno l’illusione di una possibilità di ordine ed orientamento, ma che non mantengono la loro promessa.

Allo spazio aperto, multifocale ed accelerato corrisponde la particolare na- tura del tempo nei quadri dell’artista. Anche la dimensione del tempo si concretizza come conglomerato. Nel set dei vari motivi dei quadri si intrecciano non solo gli og- getti più disparati, ma anche differenti livelli temporali. I decenni si sovrappongono e si intersecano. Ad essi si fissano differenti forme di percezione del visibile, e nell’im- pianto processuale e formale dei quadri si specchia allo stesso tempo il condiziona- mento storico di ogni forma del guardare: e cioè che cambia in continuazione. Una figura femminile vestita elegantemente che balla o si muove in fretta tiene insieme gli avvenimenti.

A questa figura dà forma Linda Salerno; forma fotografica. In concre- to: l’artista è fisicamente presente nei quadri, di fatto – però – assente. Il gioco della fotografia! Il trasferimento luminoso del corpo e del materiale fotografico ha creato un’impronta, la traccia di una presenza passata. Solo la traccia è visibile: a volte più marcata, a volte quasi assorbita da una giungla di difficile vista d’insieme. Dato che l’artista si mostra quasi sempre di spalle, più raramente di lato ed una sola volta in un assorto profilo, si esita a definire i quadri come autoritratti. Anche se il loro modello
è l’artista così come il paesaggio, gli edifici, gli arbusti, gli alberi, i fiori, le foglie, il mare, i pesci e le farfalle presi dai libri sono i loro oggetti. Ma essa evita ciò che distin- gue un ritratto da una qualsiasi immagine di una persona: la psicologia e la fisionomia. Non soddisfa nemmeno la falsa esigenza del ritratto ad una raffigurazione autentica, ad una rivelazione dietro la maschera dell’apparenza. D’altra parte quasi ogni dettaglio dei quadri è in rapporto più o meno intenso con la vita dell’artista, con la sua origine, i suoi sentimenti nonché con i quadri che ha realizzato prima della serie di lavori del “Black Mirror”. La sua famiglia proviene dalla Calabria. Con l’artigianale produzione di seta a domicilio, la filatura, la tessitura ed il cucito, sua nonna e sua madre mante- nevano la famiglia. Minacciata dalla povertà e dalla disoccupazione, emigrò negli Stati Uniti. L’attrazione di Linda per il mondo del tessile si fonda su questa tradizione. Oltre a ciò il mondo nei quadri dello “Specchio Nero” è del tutto soggettivo; un amal- gama di realtà, sogno e proiezione.

Linda Salerno apre la visione ad uno scenario del fantastico. La figura di spalle trascina l’osservatore automaticamente ed irresistibilmente dentro questo scena- rio. Un velo di malinconia pervade questo mondo. Il lamento sulle perdite irrecupe- rabili dell’essere si mischia alla sensazione di una leggerezza vivace ed inspiegabile. La realtà della poesia prende il sopravvento. Non è comprensibile, e nemmeno lo vuole essere. “Se non lo sentite, non lo raggiungerete mai” – dice Faust – nell’omonimo dramma di Goethe, all’arido apprendista delle scienze, Wagner.