Texts

To enter a painting by Linda Salerno is like stepping into a memory palace, an often labyrinthine space where each chamber is inhabited by spirits from a collective past: nineteenth-century studies of animals, flowers and insects float on layers of paint or appear behind veils of pigment-found images of lost worlds. The detailed precision of schoolbook prints contrasts with ecstatic bursts of color and exploding shapes on the verge of abstraction. Birds and butterflies have escaped from science into Salerno’s polychromatic splendor; however, their faint imprint- copied onto the canvas in often rough processes- is just an echo of their former proud taxonomic diversity…

Claudia Steinberg, journalist, New York 2006

Entrare nel mondo di un quadro di Linda Salerno è come entrare in un palazzo della memoria, in un labirinto in cui ogni stanza è colma di spiriti di un passato collettivo: studi del diciannovesimo secolo su animali, fiori e insetti fluttuano su strati di pittura oppure nascondendosi dietro a veli di pigmenti, immagini ritrovate di mondi persi. La precisione dettagliata di stampe di libri di scuola contrasta con l’esplosione di colore e di forme al limite dell’astrazione. Uccelli e farfalle fuggono la scienza per entrare lo splendore policromatico di Salerno. La loro impronta lieve, copiata sulla tela attraverso processi spesso ruvidi, è comunque solo un eco della loro nobile e fiera diversità tassonomica passata…

Claudia Steinberg, giornalista, New York 2006


TEXT LE MONITEUR DE LA MODE

What is the relevance of Linda Salerno’s mid-19th century female figures, monumental, ravishing, somewhat restrained and often pensive: traditional women in splendid Parisian fashion at the height of the Romantic period? When Manet, (who looms in the background of this work), was painting such women, it was to assert the contemporary, to announce a new era, new mores. When Salerno looks back at them over 150 years, what does she mean to suggest? Her process, an intensive, laborious, and meditative physical projection of herself into her materials, implies a deep connection with the subject, and even though the women are seen through a filter of many subtle layers of color, their presence is consuming, as the artist is evidently consumed with creating them. What, then, do they signify? With style and hauteur, and an awareness of themselves, their confidence nevertheless is subject to the sense of change swirling around them in a dream-like landscape of decay and transformation. Encroaching on the tete a tetes of the women is a lush field of evocative symbols: birds, fruit, skeletons, sheet music, flowers, alphabetical letters and phrases, a rich vocabulary of botanical transfers and smudges and marks laid down by the artist’s hand.
The female figures rely on each other’s company, share secrets and intimate thoughts, and at times they also carry a certain melancholy, as if they had regrets, or experiences of sadness or caution that inform their genteel bearing. Obviously, they must be surrogates for the artist-both worldly and transitory, holding a social position in the fashion of the day, but encompassed by a sense of their own mortality. The space around them is abstracted, and metaphysical, with conspicuous reminders of nature’s life cycle and its unsteady state. The deep, saturated shades of monochromatic color – reds, blues, golds, greens, and violets – heighten feeling; the figures may have composure, but their emotions run high. The sense of the temporal is intense; one’s place in the world, however impressive, is fleeting. Salerno kneads color into the work, layer upon layer, through pressure and faith. The representational image created first in black ink risks being lost in the artist’s immersion in layers of color, but she holds onto the figurativeimage, like the figure herself, keeping her bearings in the face of a poignant, but passionate vision.

Allen Frame, photographer-curator, New York 2006

TESTO DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA SERIE “DEMOISELLES ARCHIVES”

Che cosa rappresentano quelle figure femminili, monumentali, splendide, lontanamente sobrie e spesso riflessive di metà diciannovesimo secolo di Linda Salerno: donne tradizionali avvolte in suntuosa moda parigina all’apice del Romanticismo? Quando Manet (la cui ombra avvolge lo sfondo di questo lavoro) dipingeva queste donne, lo faceva per affermare una contemporaneità, per annunciare l’arrivo di un’era nuova e di nuovi costumi. Quando Salerno le ammira percorrendo 150 anni di storia, cosa suggerisce? Il suo processo intensivo, laborioso e di proiezione fisica e meditativa del suo “io” nei suoi materiali, implica un profondo legame con il soggetto. Nonostante queste donne vengano osservate attraverso un filtro di variegati sottili strati di colore, la loro presenza ci consuma e l’artista è visibilmente consumata nel processo di crearle. Ma cosa vogliono significare? Con stile, grandezza e coscienza di loro stesse, la loro fiducia è comunque sempre soggetta alla trasformazione che ruota attorno loro in un’atmosfera fiabesca di decadimento e cambiamento. Simboli suggestivi invadono gli scambi tutti femminili: uccelli, frutti, scheletri, note musicali messe nero su bianco, fiori, lettere dell’alfabeto e frasi, un ricco vocabolario di prestiti botanici, di segni e macchie che fuggono il pennello dell’artista.
Le figure femminili contano sulla loro compagnia, si scambiano segreti e intime riflessioni, portando spesso con loro una sorta di melanconia, come se avessero rimpianti, ricordi di tristezza o cautela che si riflettono nel loro dignitoso portamento. Devono ovviamente essere dei sostituti per l’artista, sostituti terreni e al tempo stesso in transizione, che ricoprono una posizione sociale nella moda del giorno, ma che sono avvolti nella loro stessa moralità. Lo spazio che le circonda è astratto e metafisico, e ci invita a pensare al ciclo naturale e instabile della vita. Le tonalità profonde e sature di rosso, blu, oro, verde e viola; colori monocromatici che enfatizzano sensazioni. Le figure sono composte ma le loro emozioni volano alto. La percezione del tempo è intensa; lo spazio e la posizione di ognuno nel mondo è, per quanto impressio- nante, estremamente effimero. Salerno introduce il colore nelle sue opere strato su strato, attraverso pressione e fiducia. L’immagine rappresentativa tracciata prima in inchiostro nero rischia di confondersi nello sfogo di colore dell’artista che però trattiene l’immagine figurativa; mantenendo come la figura stessa il suo portamento di fronte ad una visione toccante ma colma di passione.

Allen Frame, fotografo e curatore, New York 2006